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CORONAVIRUS: FONSATTI (FEDERVIVO), DA DECRETO BUON SEGNALE

19.03.2020  – “Questa pandemia ha tracciato un solco, niente sarà più come prima, il mondo della ripresa sarà un mondo diverso. E anche il teatro dovrà adeguarsi”. Così dice all’ANSA Filippo Fonsatti direttore dello Stabile di Torino e presidente di Federvivo, l’associazione che raccoglie tutto il settore dello spettacolo dal vivo. E intanto applaude l’aiuto arrivato allo spettacolo dal decreto Cura Italia.

“A noi è parso un buon segnale – dice Fonsatti – è un provvedimento che accoglie gran parte delle istanze del settore e che in qualche modo è anche rivoluzionario, perché per la prima volta sono previste tutele anche per i lavoratori dello spettacolo e per la prima volta sono considerati lavoratori autonomi anche gli artisti che lavorano a partita iva”. In più l’introduzione del voucher “che ci permette di non dover rimborsare subito i biglietti ci solleva”. Ora però c’è da mettere a punto il decreto di riparto del Fondo di Garanzia da 130 milioni di euro previsto per aiutare l’intero mondo dello spettacolo. E anche Federvivo, spiega , si prepara a dire la sua: “Chiediamo una suddivisione equa, non vogliamo alimentare una guerra tra poveri, siamo tutti fratelli, ma crediamo che al momento si debba pensare ad una ripartizione più politica che tecnica, con attenzione alle funzioni sui territori”. Quanto ai danni per il settore, sottolinea Fonsatti, “E’ assolutamente troppo presto per valutarli. Potremo farlo forse alla fine dell’anno, forse addirittura più in là”. Perché questa pandemia segna una svolta epocale per tutti, ragiona, la gente potrebbe avere difficoltà, anche una volta finita l’emergenza, a riaffollare teatri e sale da concerti e ci saranno pochi soldi.

“Se pensiamo però che in tanti arriveranno all’estate con molti meno
giorni di ferie, possiamo immaginare che le città in estate saranno più piene. Anche lo spettacolo allora dovrà adeguarsi, reiventarsi una stagione diversa, magari con prezzi più bassi, proposte informali, spazi diversi. Tutto il paradigma della vita sociale è saltato con questa inedita emergenza globale e tutti dovremo adeguarci”. Tornando ai teatri, gli elementi più deboli, fa notare, rimangono gli artisti. Da qui l’auspicio di “un patto d’onore” tra imprese e artisti perché alla ripresa si facciano lavorare tutti quelli che sono rimasti a casa in questi mesi. Ci vorrà solidarietà, attenzione, inventiva. “Anche noi del teatro non possiamo ragionare come si faceva un tempo”.

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