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CORONAVIRUS: IL FUTURO DELLA CULTURA. INTERVISTA A FILIPPO FONSATTI

19.04.2020 – Intervistato sulle pagine del Corriere di Torino, Filippo Fonsatti, Direttore dello Stabile di Torino e Presidente di Federvivo, parla del futuro del settore alla luce delle novità, in merito alle riaperture dei luoghi di spettacolo, sull’emergenza Coronavirus.

Fonsatti, cosa pensate di fare?
“Siamo ovviamente pronti a recepire eventuali indicazioni, ma possiamo immaginare che tutte le attività riprendano nel rispetto del distanziamento sociale. Questo avrà un impatto economico abbastanza pesante. Prevediamo sistemi di controllo più severi, come la rilevazione della temperatura all’ingresso, lo scaglionamento degli accessi e un numero maggiore di addetti nelle sale, aggiungendo dispositivi di protezione come gel disinfettante e mascherine. Avremmo quindi un aggravio di costi per la gestione del flusso di pubblico in entrata e in uscita”.

E i ricavi?
“Sappiamo che la capienza delle sale verrebbe ridotta di circa il 60 per cento, perciò mantenendo gli stessi prezzi avremmo ricavi potenziali inferiori di almeno il 60 per cento. Questa dinamica potrebbe avere un impatto pesantissimo sui nostri bilanci, perciò quando chiediamo interventi integrativi allo Stato sul fondo di emergenza ci riferiamo non tanto alla fase acuta, in cui ci sono minori ricavi ma anche minori costi, ma a quando dovremo riaprire l’attività”.

L’aiuto pubblico è fondamentale?
“Lo auspichiamo proprio per evitare che gli eventi diventino solo per ricchi. Lo spettacolo dal vivo è un elemento che ha un impatto culturale e sociale determinante, l’onere dei maggiori costi di produzione dovrebbe essere assunto dagli enti pubblici o dalle amministrazioni, perché bisogna sostenere il ritorno al consumo. E’ fondamentale che sia così anche per i soggetti che non erano già sostenuti dal pubblico. All’inizio di questa pandemia avevo dichiarato pubblicamente che l’apertura con il distanziamento sociale sarebbe stata ingestibile, ora ho cambiato approccio”.

In che senso?
“La cosa più importante è riaprire i teatri, garantendo la sicurezza di spettatori, artisti e tecnici, per riacquisire quella fiducia nel teatro come luogo di spettacolo e offrire occasioni di lavoro. Se tenessimo tutto chiuso in attesa di un vaccino sarebbe più semplice da gestire, ma devastante per gli operatori del settore. Il Teatro Stabile è stato inserito come tester nello studio promosso dal Politecnico, siamo pronti a metterci in gioco per ridefinire l’organizzazione dello spazio. Dovremmo però distinguere per generi. Se vedo relativamente semplice il riavvio di una stagione di musica da camera o di prosa, ad esempio con una potenzialità infinita di monologhi, la vedo più complicata per la musica lirica o sinfonica, che prevedono un elevato numero di esecutori e interpreti che difficilmente può essere compresso”.

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