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Ente Nazionale Circhi e veterinari da anni impegnati con gli animali nei circhi replicano a FNOVI

Abbiamo letto con sorpresa la nota stampa redatta da FNOVI, abbastanza stupiti che un organismo che dovrebbe essere super partes e improntare la propria azione su valutazioni di tipo tecnico-scientifico, abbia preso una posizione (non a caso subito amplificata dalla Lav) funzionale ad una mirata battaglia animalista per introdurre in Italia un divieto assoluto all'impiego di animali nei circhi che,

va appena ricordato, in tale forma (cioè della messa al bando di tutti gli animali) ad oggi ha trovato applicazione solo in quattro Paesi d'Europa che non hanno alcuna tradizione legata al circo, nemmeno dal punto di vista dell'ammaestramento (Grecia, Bosnia e Herzegovina, Malta, Cipro) e in altri due nel resto del mondo (Bolivia e Honduras), mentre la stragrande maggioranza dei Governi – in Europa e fuori – ha optato per regolamentazioni e parziali limitazioni. A nostro parere l'ideologia, la politica, gli interessi lobbistici e le mode, dovrebbero stare lontani dalla valutazione di un tema che deve essere affrontato il più possibile in modo scientifico – ma scientifico davvero – ed in base alla effettiva conoscenza della problematica, come scrivono i veterinari che da decenni si occupano di questa materia (si veda l'allegato: “Circhi e animali: facciamo chiarezza”). Tanto più quando si va ad incidere su un intero settore (che ha maturato secoli di esperienza e radicamento), su migliaia di posti di lavoro e sul futuro di animali che, nati in cattività, verrebbero violentemente sottratti a quello che è diventato il loro habitat naturale. Leggiamo, dal comunicato di FNOVI, valutazioni che parlano di circo tradizionale come “anacronistico”, oppure che il circo proporrebbe “una visione distorta del rapporto uomo – animale”. Non ci sembrano concetti scientifici. Ci piacerebbe sapere, fra l'altro, se tale visione distorta interessi, secondo FNOVI, anche altre attività che coinvolgono gli animali impiegati dall'uomo o solo quelli (pochissimi, fra l'altro, circa 1500 in tutto) presenti nei circhi: nello sport, nel cinema, nei palii, negli zoo, negli acquari; oppure le diverse specie esotiche che vivono in angusti spazi negli appartamenti delle nostre città, o, ancora, gli animali che forniscono un prezioso supporto all'Esercito e alle Forze dell'ordine, per finire con le migliaia di animali domestici rinchiusi nei canili (che non di rado la stampa ha definito “lager”). Ci piacerebbe, infine, sapere da FNOVI se i cosiddetti Centri di accoglienza, nei quali vengono reclusi anche gli animali sottratti ad esempio ai circhi, rispettino invece i bisogni etologici delle specie esotiche, e se FNOVI sia a conoscenza che il Crase di Semproniano è finito alla ribalta delle cronache giudiziarie “per presunti illeciti, appropriazione indebita di svariate decine di pappagalli, ma anche leoni e pitoni affidati in custodia giudiziaria” e per “il mantenimento in cattive condizioni di pitoni, iguane e boa, al punto da causarne la morte”. Vogliamo infine evidenziare, per evitare torti, se non proprio alla scienza (quella vera) quanto meno alla intelligenza, che FNOVI e FVE non sono la Bibbia, e che non si dovrebbe offendere la conoscenza facendo finta che la vita degli animali nei circhi non sia stata studiata e che tali studi non abbiano concluso in maniera opposta a quanto sostengono le due sigle ricordate.

Antonio Buccioni, presidente Ente Nazionale Circhi

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